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16 maggio 2011

Weekend lungo à Paris, la gioia di un titolo in tre lingue - terza parte

Segue dalla prima e dalla seconda parte.

L'aria si è scaldata questa mattina ed è proprio il caso di fare due passi senza rinchiudersi in una metro. Dal vostro hotel prendete il Boulevard Saint Martin e vi dirigete verso la grande Place de la République mentre discutete dell'affascinante sciatteria delle parigine, con le loro ballerine sfondate e gli chignon disordinati.


Prendete un paio di Croissant da gustare passeggiando, la direzione è Belleville, quartiere che vi han detto essere molto particolare per il melting pot, la multicultura, l'esotismo e bla bla. Probabilmente le cose ultimamente sono un po' cambiate. Tutta Rue de Faubourg de Temple assomiglia a uno qualsiasi dei ghetti cinesi di una qualsiasi grande città di oggi, mille negozietti di scarpe di bassa qualità, attorniate da oggettini di qualsiasi tipo, anch'essi di bassa qualità. Ballerine a pochi euro comunque, da farne incetta.

Nonostante le buone premesse in lontananza le nuvole si stanno ammassando e il cielo si sta ingigrigendo, neppure il Canal Saint Martin che si snoda davanti a voi con le sue mille chiuse vi tira su di morale. E' il momento di farsi due giretti di metro e abbandonare Belleville con una certa delusione.


“Ramboteau? Ramboteau.” dice la voce di donna nella carrozza. Siete nei paraggi del Centre Pompidou, il museo d'arte contemporanea, che intravvedete dal vicolo dov'è posizionato il famoso Défenseur du Temps, un complicato orologio meccanico, fuori uso.


Da queste parti ci sono negozietti interessanti ma carissimi, fate tutto il giro dell'isolato, attardandovi nella piazza Stravinski e le sue fontane. Acquistate il solito sandwich e un croque mr., una specie di toast ricoperto di formaggio fuso che vi osserva fin dal vostro arrivo a Parigi, da dietro le vetrine di tutti i baracchini. La piazza del Pompidou è uno dei migliori posti per sedersi e vedere facce, mangiare e perdersi nell'intreccio di tubi colorati in cui è avvinghiato il museo.


Dopo un attento studio di nuvole e vento decidete di non rinchiudervi dentro le sale del Beaubourg ma di riprendere per le meravigliose passeggiate che questa parte di Parigi può offrire. Un negozio di parrucchieri gay tra i meandri medievali del Marais potrebbe darvi il taglio di capelli più alla moda che possiate mai sperare, se non fosse che non avete idea di come si dica taglio di capelli in francese. Così passate avanti e andate ad annusare un po' di sapori al meraviglioso Palais de Thé, dove comprate del tè verde alla menta e bergamotto e qualche regalo per gli amici.

Siete un po' stanchi, cercate una panchina e davanti a voi si materializza il grazioso parchetto Square Ch. V. Langlois che vi accoglie per un breve sonnellino pomeridiano.


Al risveglio riprendete la scoperta del quartiere seguendo i flussi di gente e le vetrine. Assaggiate macarones al citron, al chocolat e al framboise senza però rimanere soddisfatti.


Sbucate nella grande Rue de Rivoli, costeggiate l'affascinante Hotel de Ville e finite nel quartiere latino che vi attrae sempre come calamita, ormai però il cielo si è stufato di reggere e vi fa correre sui marciapiedi in cerca di riparo. Riprovate con i negozi di tè. Il Mariage Frères che trovate da queste parti avrà sì un grande fascino ma è assolutamente poco user-friendly, ed è impossibile fare acquisti. Il chiacchiericcio della sala da tè al piano superiore è parecchio invitante, il costoso menu che dà il benvenuto ai piedi delle scale meno.

Così decidete di guardare il diluvio dalle vetrate di Paul, sorseggiando tè verde menta, un tè ai quattro frutti rossi e una fran normande da evitare, il tutto servito da un cameriere con l'accento delle anatre del sud.

Il pomeriggio finisce al solito: shopping, riposino in stanza e studio della guida per la cena. Anche questa volta seguite la guida e usciti dall'ascensore della stazione di Abesses sbucate nelle strade buie e battute dalla pioggia di Mont Martre. Dopo qualche vicolo eccolo davanti a voi: Chez Toinette, un piccolissimo ristorante che a prima vista sembra un piccolo club per soli fratelli massoni. Alla domanda se avete una reservation vorreste dire “non sapevamo neanche che si dice reservation” ma non siete sicuri neppure di come dire quella frase. Così il simpatico cameriere/padrone vi chiede di tornare fra un'oretta. E quell'oretta è perfetta per visitare uno dei posti più belli della notte parigina.


Il boulevard de Clichy è illuminata a giorno dalle bellissime insegne al neon degli sexy shop, i locali notturni, i ristoranti per turisti e lì in fondo a chiudere questo splendore il Moulin Rouge, che da fuori non ha assolutamente il fascino che uno si aspetta, però il suo nome evoca così tante sensazioni che si rimane a sognare ad occhi aperti davanti al piccolo mulino, i camioncini dei pony parcheggiati all'esteno e la pazza urlante sulla via. Una pazza urlante? Una pazza urlante.


A noi Toinette. Il posto è piccolo. Ma piccolo. Immaginate piccolo? Più piccolo. E pieno come un uovo. Quelle che sembrano tavolate di gruppi di amici in realtà sono tavolini da due, distanziati tre centimetri l'uno dall'altro. I vicini di gomito con forte accento romano vi diranno che esiste il menù anche in lingua italiana. Da qui seguirà un'ottima cena che rimarrà per sempre nei vostri ricordi. Chez Toinette entra immediatamente nella vostra lista dei cinque migliori ristoranti al mondo. Nella lista c'è solo Al Delfino di San Vito lo Capo per il momento, non potete pretendere molto, avete iniziato a viaggiare da poco. Gustate tutti piatti molto buoni e curati: insalata di filetto d'anatra affumicata all'arancia, medaglioni di manzo in salsa madére, filetto di vitello alle mele con salsa di sidro e una Crème brûlée fatta a regola d'arte. Alla fine il cuoco, il vostro eroe, uscirà dalla cucina a chiedervi se tutto è stato di vostro gradimento, vi vedrà con una macchina fotografica in mano e vi inviterà a lasciarvi fare una foto.


Adieu Montmartre, siete stufi e con le pance sazie, vi vedrete domani in una giornata molto più soleggiata.

Seguirà la quarta parte.

zage

5 maggio 2011

Weekend lungo à Paris, la gioia di un titolo in tre lingue - seconda parte

Segue dalla prima parte.


La mattina il Boulevard de Sébastopol vi accoglie più affollato di ieri. Passeggiate verso il centro per prendere confidenza con la città, l'architettura a cui non siete abituati, i tetti curvi, i piccoli comignoli, il traffico confuso di macchine francesi e camioncini graffittati e il sempre presente odore di ferro bagnato che probabilmente sale dai sotterranei della metropolitana. Bello capire poche parole di quello che dice la gente attorno a voi.

Imparate una cosa buffa di Parigi: se apre un negozio di un certo tipo, affianco apriranno almeno una decina di negozi dello stesso tipo. Incrociate ad esempio una fila di cinque o sei negozi di abbigliamento per taglie forti e subito dopo una dozzina di negozi di design d'arredamento. Una cosa molto efficace se ci pensate.

Comunque è ora di croissant e il primo, burrosissimo, lo prendete alla brasserie Le Cerceau guardando la città fuori dalle vetrate. Dopo aver rifornito il vostro zainetto di un paio di sandwìch à enporter, prendete Rue de Turbigo fino a Les Halles: è ora di scendere nella metrò.


Vi procurate un paio di Paris Visite, l'abbonamento che vi permette di girare in lungo e in largo per tre giorni su tutti i mezzi pubblici. Alla prima obliterazione rischiate di venire separati perché una delle due carte non funziona. Una tizia alle informazioni, la prima persona a sperimentare le vostre doti in francese, fa un gioco di carte e sistema tutto. Da oggi ogni volta che timbrate lo fate contemporaneamente, guardandovi negli occhi come due addetti al lancio di testate nucleari che devono girare la chiavetta simultaneamente.

La metro a Parigi si dice metrò, ma se dite Barrière Architectonique credo vi capiscano uguale. Comunque ne ho già parlato, è come un pauroso luna park, un otto volante che vi fa sbucare in pochi minuti dove vi pare, sempre che non rimaniate incastrati in mille trappole strutturali.

La prima tappa sono gli Champs-Elysèes, l'immenso boulevard affollato e costellato dalle grandi marche, passeggiata preferita dal tipico turista americano. C'è anche un gigantesco e spaventoso Sephora, dove a ogni scaffale venite assaliti da commessi simpatici ma armati di nebulizzatori a tradimento. Il cielo è grigetto voglia-di-morire, e lo sarà più o meno per il 90% della vacanza. La Tour Eiffel e il bianchissimo Sacre Coer, visibili da ogni luogo, questa volta saranno sempre inghiottiti dalla foschia. Questo non vi destabilizzerà. Hai trovato lo stesso tempo anche a ferragosto. Per le tue esperienze Parigi è autunno, bianco/nero e feuille mortes in qualsiasi stagione.

All'Arc de Triomphe riprendete la metro-talpa fino alla stazione di Bir-Hakeim dove finalmente intravvedete la rassicurante Senna e lì, dietro l'angolo, vi accoglie in tutta la sua maestosità la Tour e i suoi venditori ambulanti che vi squadrano, sussurrano un español, per poi confermare un italiani. Per gli occhi, a loro detta.


Aggrediti dal vento dei campi di marte vi avventate sui vostri sandwhìch, decidendo il da farsi. Non avete un piano della vacanza ma solo voglia di vivere la città e vedere i soliti due tre posti caratteristici.

Diretti al Quartiere Latino sbucate quasi per sbaglio di fronte a Notre Dame e vi fate un giretto al suo interno. Fra poche sere vi ritroverete davanti alla sua facciata senza nemmeno un turista fra le palle e vi renderete molto più conto di quanto affascinante sia.


Visto che ci siete passeggiate nel lungo senna, fino a raggiungere la punta della Ile, generalmente è un ottimo posto per guardare il tramonto ma nel primo pomeriggio l'unica compagnia che trovate è un'anatra infreddolita. Attraversate la senna e scoprite che il Pont Neuf ha lucchetti di Moccia ovunque.


Il Quartiere Latino. Finalmente. Qui è pieno di gente, profumi e odori dai mille ristoranti di tutte le nazionalità. Ad ogni angolo c'è una libreria. Da uno scorcio intravvedete il Pantheon, ma avete voglia di guardarvi ancora in giro, scoprire che Starbucks va moltissimo, che esistono nail bar dove le ragazze vengono a chiacchierare con “bariste” che gli mettono lo smalto, e poi i macarones. Anzi un solo grande infinito macarones alla vaniglia di Paul.

Si fa sera, scoprite per sbaglio un negozietto che vende oggetti per la casa e di design tra cui molte cose di latta e vi attardate a fare un po' di rilassante shopping.

Hotel, tè, riposino sfogliando la guida e scegliete il ristorante per la sera: Chez Nenesse, lì vicino, nel Marais. Le apparenze sono quelle di un vecchio bar dalle pareti molto alte e annerite, arredamento del dopoguerra, una grossa stufa a legna al centro dello stanzone e la sua canna fumaria che si snoda fino al soffitto. Insomma questo che per molti altri potrebbe sembrare un postaccio a voi vi fa sentire di essere nel cuore della Parigi più vera e vi fa apprezzare moltissimo la buona cucina e il simpatico cameriere disposto a capire il vostro francese ancora arrugginito.

Ordinate un delizioso antipasto di carpaccio d'anatra su insalatina all'aceto di mele e pinoli, una fricassea di pollame con spugnole e patate al forno e dei medaglioni di vitello al miele con verdurine, ottimi piatti su cui fare scarpetta.


Fuori c'è vento, le strade sono sgombre, nei marciapiedi bui ci siete solo voi e due o tre persone che raggiungono i pochi locali aperti di giovedì sera. Passeggiate dritti dritti dentro l'hotel, buonanotte receptionist stronzo, ascensore per fare un piano, corridoio attutito dalla moquette rossa, tessera magnetica, clack, vestiti lanciati a caso, sprofondate nel materasso sfondato e tra cuscini ridicoli vi addormentate sorridendo.

Seguirà la terza parte.


Zage

1 maggio 2011

Weekend lungo à Paris, la gioia di un titolo in tre lingue - prima parte

C'è un giorno in ufficio in cui il lavoro è pressante e sei costretto a fare solo mezz'ora di pausa pranzo. C'è da girare un piccolo spot, ti giostri tra fare l'aiuto regia, la segreteria di edizione e la preparazione dei prop. La sera sei sfiancato. Che fai? Vai a letto? No, vai a Parigi. Con la tua ragazza.

L'aeroporto di Venezia è il solito limbo, visiti il giornalaio con tutta la calma ripassando due volte sugli stessi scaffali. Come l'altro viaggio fai scoperte interessanti. Prima di tutto i bite relief a basso voltaggio, chi l'avrebbe mai detto che una scarica elettrica può lenire le punture di zanzare? Poi scovi il nuovo libro di Eco che a quanto pare parla di quelle cose in cui è sempre bello immergersi: segreti, cospirazioni, misticismo a... Parigi. Ma i tendini delle tue braccia preferiscono i più leggeri paperback, gusterai l'attesa finché non escono.

Montate sul solito aeretto Airfrance e i suoi amabili spocchiosetti steward. Fuori è gia buio, piove, ma l'aereo fila più liscio di una macchina. Nello stomaco entrano un paio di panini congelati offerti dalla compagnia, dove sono i magnifici pasti dell'altra volta?

CDG è sempre lui, immenso ma estremamente efficiente, un minuto d'attesa per le valigie e state già trotterellando per i lunghi corridoi tapisroulati, semideserti. Sono le 22.30, nessun bisogno del taxi. Ci sono i vostri cari trenini suburbani della RER che al costo di 8 euro al biglietto vi portano verso la cité.

Il Best Western in cui siete alloggiati, ai margini del Marais, ha pensato bene di tenervi nascosto che la stazione della metrò lì davanti, Strasbourg Saint-Denis, è chiusa per lavori. Lo scoprite solo mentre siete sotto terra, decifrando i cartelli in lingua straniera. Per fortuna Réaumur Sébastopol è a 50 metri da lì. E' la figata di Parigi: una stazione ad ogni incrocio.


Sbucate nel lunghissimo boulevard che divide il secondo dal terzo arrondissement, è notte, pochissima gente in giro, nessun turista, traffico blando e tante luci. Entrate nella hall accolti dal peggior receptionist che si possa immaginare, lo stronzo non vi bada e fa finta di stare al telefono. Dov'è finita la cara Taha che rispondeva alle mail? Voi avete il sorriso e qualche parola in francese, ma non abbastanza per mandarlo a cagare. Questo vi basta per trovare la strada per la vostra chambre double, definita da tutti su booking.com “piccola ma confortevole”, come se potessero esistere stanze grandi a Parigi.

Free wireless per mandare due tweet, bagno molto spazioso, un'inutile tv satellitare che trasmette Rai Uno, cassetta di sicurezza, letto sfondato, tendine che lasceranno entrare troppa luce, riscaldamento perfetto, bollitore che sarà essenziale per i vostri tè della mattina e le tisane della sera. E' ora di stendere le gambe, dare un'ultima occhiata alla Parigi che vi aspetta li fuori, e darsi la buonanotte.

Segue alla seconda parte.

Zage

31 agosto 2010

Microguida della Sicilia Occidentale. /4

DALLO ZAGE DEL FUTURO PER LO ZAGE DEL PASSATO - PARTE QUARTA E ULTIMA

Segue dalla parte terza.

San Leone
Nonostante la stanchezza dei tanti viaggi in macchina (il totale dei chilometri macinati in tutta la vacanza supererà i mille) vi spingete verso Agrigento. Sulla guida purtroppo non trovate riferimenti alla Scala dei Turchi, posto affascinante di cui vi hanno parlato in molti. Così oltrepassate Porto Empedocle, che vi stupisce per le due immensamente orride ciminiere che si ergono dalla spiaggia. Quando vi stendete sulla sabbia fine bagnata da acqua piuttosto pulita vi guardate alle spalle: San Leone vi offre terribili caseggiati, lamiere ed edifici incompleti ma non vi lamentate troppo, qui non ci sono le ciminiere. All'ora dell'aperitivo (le 20) il lungomare è affollato. La cena invece porta via tutti, ma proprio tutti. Al Ragno D'Oro avete una vasta scelta di gelati, chiedete assolutamente una pallina di Lollo. La Routard ci azzecca con le gelaterie ma manca una postilla comune a tutte: "gelatai, se non avete voglia di fare i gelatai: anche no".


L'aneddoto
Lungomare stretto e trafficato, autobus in servizio, si ferma, ma non ci sono fermate nei paraggi. Scende un ragazzino che si butta in strada, l'autista gli urla di fare attenzione, macchine che suonano, superano, bloccando la corsia contraria, creando sempre più confusione. Il bambino torna urlando qualcosa, l'autista sbuffa col braccio fuori dal finestrino e tutta la calma del mondo, si scambiano qualche battuta urlando, i passeggeri non si lamentano, pensano ai cazzi loro. Il piccolo tonto scompare nella tabaccheria e intanto si forma una coda infinita di auto. Finalmente il piccoletto riesce nella difficilissima impresa di prendere una stecca di sigarette, portarla a papà, e l'autobus può riprendere il suo viaggio. Mmm aah, lo sentite anche voi questo profumo di Sicilia?

San Vito lo Capo
Le vacanze sono agli sgoccioli, vi svegliate presto per raggiungere la punta nord occidentale della Sicilia. Passando per Castellammare c'è parecchio traffico, scoprirete più tardi che questa sera c'è la sagra del Golfo. Questa zona ti ricorda gli Appennini con le loro salite dolci in mezzo a monti metà verdeggianti, metà arsi. San Vito lo Capo è un paesino iper turistico che vive di parcheggi (tutto sommato economici) e stabilimenti balneari (economici, se avete un figlio di cui vendere il rene). Venite raggiunti da una coppia di amici, lei è di Marsala e svela segreti. Ad esempio, come avete già imparato, se dite caffè con latte freddo vi arriva uno shakerato, dovete essere puntigliosi e dire: macchiato con latte freddo a parte. Poi: la birra alla spina è cosa rara, quindi una "bionda piccola" viene servita in bottiglia. E ancora: non è stagione di cannoli perchè la ricotta di ora non viene da capre gravide e non è ugualmente buona e nutriente.


Siccome siete furbi ogni sera avete prenotato il ristorante qualche ora prima e mai come oggi è stato previdente farlo, vista la coda infinita che attende all'entrata di Delfino. Qui si paga poco e si mangia tanto, vi fate portare da camerieri comici un antipasto poker, del couscous di pesce e un delizioso pesce spada gratinato alla piastra che se ci pensate in futuro ne sentirete ancora il gusto. Rotolate quindi in mezzo ai turisti alla ricerca di Cavalluccio e il suo rinomato Caldo Freddo, ma quando la vostra pancia vedrà di cosa si tratta vi brontolerà dietro ricacciandovi a casa, stanchi, con bellissime immagini di acqua cristallina e sabbia bianca finissima. L'autoradio vi accompagna fino al letto: perepè qua qua, qua qua perepè.

L'ultimo sguardo
Oggi dovreste andare ad Erice ma vince la voglia di ozio totale. Per dire: fate colazione mangiando brioche coi piedi nell'acqua di Gurra di Mare, e credo sia mezzogiorno.


La vacanza finisce come tutte le vacanze: valigie, viaggio fino all'aeroporto, riguardate le strade che vi hanno portato qui con più complicità e un pizzico di malinconia. Vi imbarcate su un Ryan Air irlandese che vi porta dolce dolce fino alla notte Bolognese e la sua nebbiolina. Il ricordo che rimane della Sicilia è di una terra arsa, diffidente e indifferente, così selvaggia da nascondere incanti che hanno sedotto un angolino della tua memoria.

Spero abbiate apprezzato questo diario dedicato al me del passato (era solo un espediente per rivolgersi alla seconda persona), con cartoline create ad hoc e didascalie ispirate alla grafica di Fringe. Alle prossime vacanze.

Zage

27 agosto 2010

Microguida della Sicilia Occidentale. /3

Fin qua le vostre reazioni son state di disgusto e non avete ancora letto i capitoli seguenti che mia morosa avrebbe intitolato "Fantozzi". In ogni caso credeteci che ci siamo divertiti e che abbiamo immagini della Sicilia che ci mancano.

DALLO ZAGE DEL FUTURO PER LO ZAGE DEL PASSATO - PARTE TERZA

Segue dalla parte seconda.

Trapani
Se volete andare sulle Isole Egadi vi svegliate presto e vi organizzate. Se non lo faceste, arrivereste tardi a Trapani e sareste ormai così abituati alla guida pazza che non vi stupireste di quello che succede nel traffico di una grande città. Poi vi infilereste nel parcheggio gratuito suggerito dalla Routard, dove ci sarebbe un parcheggiatore abusivo forse spacciatore che ignorereste completamente rimanendo con la paura fino a sera che la vostra auto venga svaligiata. Al molo stareste in coda per mezz'ora, poi a un metro dalla cassa vi direbbero "Biglietti finiti, il prossimo parte fra un'ora e mezza". Con un po' di... fortuna riuscireste a prendere l'aliscafo dell'altra compagnia aspettando forse solo mezz'ora in meno. Il sole sa picchiare.

Cala Rossa.
Non avete una mappa dell'isola di Favignana, ma solo un nome letto in giro per la rete: Cala Rossa. Tutti vi diranno che, se proprio proprio volete, potete noleggiare uno scooter. Io invece ti dico che DEVI noleggiare uno scooter altrimenti non vai da nessuna parte. I noleggiatori sono mille ma metti caso che arrivi tardi metà saranno chiusi e quelli rimasti avranno finito i motorini. Così vi rifilano delle mountain bike un po' malandate e a caro prezzo e in nero (chemminghiavuoi). I tre quarti d'ora di pedalata in quello che vi hanno detto essere l'itinerario più corto di tutta l'isola, in un paesaggio dove girerai il tuo prossimo film sul post-atomico, qua e là stranamente crivellato da grandi scavi a forme geometricamente regolari perfetto per uno scenario Myst, venite premiati dalla bellissima scogliera porosa, taglia-piedi e impegnativa di Cala Rossa.


Due metri quadri o meno di spiaggia di sabbia bianchissima vi permettono di immergervi nell'acqua perfettamente cristallina e abbastanza bassa da stare in mezzo al mare e guardare le isole attorno a voi. L'acqua è così pura che non riuscite neppure a soddisfare il vostro istinto di segnare il territorio. Questo posto vale la pena. Ignorate i pochi turisti paranoici che siccome hanno sentito parlare di meduse credono che ogni pezzettino di legno galleggiante sia un mostro marino urticante.

Buonanotte fiorellino.
I traghetti della sera sono strapieni e al ridente e pittoresco porticciolo di Favignana assistite a scene di litigi per i biglietti. Se c'è una cosa giusta che avete fatto è stata non seguire il consiglio della Routard di prendere il biglietto di ritorno all'ultimo momento, sareste probabilmente rimasti bloccati sull'isola. Così dopo un giro per il paese molto carino e davvero pieno di vita e turisti, prendete l'aliscafo arrivato in ritardo, il quale si attarda pure a passare per l'isola di Levanto. Trapani alle dieci di sera è invasa dalle seggiole degli anziani, con sopra gli anziani, guardiani notturni stabili che hanno sorvegliato la vostra illesa macchina. Scena di relax perfetto dopo una giornata così: l'una di notte, casetta isolata sulla collina sopra Portopalo, tavolino all'aperto, due gustosi e saporiti tranci di pizza del panificio Costanza di Favignana, in sottofondo un maltrattatissimo karaoke soffiato dall'arietta fresca su dalla landa siciliana.

Continua alla parte quarta e ultima.

zage

24 agosto 2010

Microguida della Sicilia Occidentale. /2

DALLO ZAGE DEL FUTURO PER LO ZAGE DEL PASSATO - PARTE SECONDA

Segue dalla parte prima.

Gurra di Mare.
Oggi vi sentite già un po' più siciliani, e vi comportate di conseguenza. Guidate per una strettissima stradina sterrata tra rovi di more, sabbia e terra bruciata. Ignorate il cartello "strada privata", vi girate dall'altra parte al cartello "vietato l'accesso", salutate il conducente di un'auto che vi viene incontro con un impercettibile e ricambiato cenno col mento. Finalmente parcheggiate affianco a un campo di ulivi e vi affacciate sul dirupo che dà su una bellissima caletta protetta dagli scogli. La costa rocciosa tiene al di là Portopalo, la sua confusione e la sua acqua non così splendente. Laggiù è tutto relax, sole e acqua pulita.


Il Vitigno.
La sera seguite i consigli dei locals e mangiate al Vigneto, ristorante con bellissimo giardino disperso nella vallata. Questa sera i lampioni del lungo viale che porta al locale sono spenti e l'unico modo per raggiungerlo è studiare le luci da sopra la collina e intrecciare i dati con la posizione della stella polare e della cintura di Orione, è sufficiente poi sterzare esattamente dove mentalmente avete dedotto sia la posizione dell'entrata, non esitate. Qui o sono strani oppure vi credono stranieri in quanto dicono "meniù" e il meniù in questione ha i nomi dei piatti in italiano e gli ingredienti in inglese. Qui non sono antipatici e non vi scacciano, son solo molto silenziosi e strani. Le farfalle gamberi e arancia son molto buone ma c'è troppo limone, e lo dici tu che ami il limone. Gli involtini di pesce spada accompagnati da patate fritte e gli antipasti con panelle e crocchette si fanno mangiare. Quando ordini caffè con latte freddo capiscono caffè freddo con latte.

Selinunte
L'indomani all'ufficio informazioni di Marinella di Selinunte sono molto carini, vi credono fan della Mannoia e vi informano del suo concerto ma specificate che siete molto più interessati a Nek, che suonerà quella sera stessa. Ti trattieni molto dal dire che la Mannoia sarebbe più adatta come voce per un navigatore GPS. Dei templi di Selinunte ne rimane in piedi uno solo, il resto sono ruderi o, come preferisce dire la tua ragazza, quattro ruinassi. Durate poco sotto il sole battente e il mare giù dalla scogliera è molto più invitante. La sabbia grossa e rossastra vi ricorda che siete vicini all'Africa, l'acqua non è niente di che ma vi immergete di corsa. Si sta come d'estate nella granatina i limoni.


La serata di Marinella.
Da Baffo's (è la Routard a mandarci, ma veniamo invitati da Baffo stesso il pomeriggio) il cibo è buono e a basso prezzo. L'antipasto fantasia di Baffo's, le linguine alla polpa di granchio e le linguine con pescespada vanno giù bene, ma deve piacerti il piccante. Scoprite il terzo sport nazionale: i camerieri sono buffi, scherzano molto, l'accoglienza è ottima ma nel momento in cui finite di mangiare e non siete più fonte di guadagno venite cacciati senza troppi complimenti. Qui il lungomare è il meno peggio tra quelli visti, potete anche imbattervi in un ridente e pittoresco porticciolo, e camminare su un lungo pontile bagnato dalla luna piena. Il primo gelataio consigliato dalla Routard non esiste. Il secondo ha un gelato molto buono ma la granita al limone non fa impazzire. All'uscita del paese non c'è Disneyland, credimi che quello è solo il kitschissimo castello-ristorante di Baffo's (di Baffo senior). A Marinella comunque vanno moltissimo i Coldplay.

Continua alla parte terza.

zage

Microguida della Sicilia Occidentale.

DALLO ZAGE DEL FUTURO PER LO ZAGE DEL PASSATO - PARTE PRIMA

Il viaggio.
Dopo una corsa sotto la pioggia nel piccolo aeroporto di Treviso, sali su un aereo e la vicina di sedile è una strega scampata all'inquisizione. Mentre si allaccia la cintura dice "se deve succedere, succede", credo si riferisca all'amore. Atterri quando meno te l'aspetti al minuscolo aeroporto di Trapani, la gente applaude, sembra di essere su un pullman di liceali eccitati per una trombo-gita. L'hostess sicula non sa l'inglese e quando è ora di tradurre l'annuncio appena fatto manda tutto in vacca ridendosela da sola. Sembrano esserci delle buone lasagne ma sei su un Ryan Air e dovresti pagare. Tra gli oggetti ossimorici come il caffè decaffeinato e il salame light puoi aggiungere le sigarette senza fumo.

La guida.
Tu e la tua ragazza noleggiate una Nuova Fiesta, nuova di fatto, dai tizi della Hertz e imparate molto velocemente le varie mode: negli incroci vince chi si butta per primo; tra due macchine parcheggiate in linea si parcheggia a lisca di pesce; è consentito, e quasi doveroso, fermarsi con la testa fuori dal finestrino a parlare del più e del meno con il conducente di un'altra auto, poco importa se ci si trova al centro di un incrocio e con molto traffico. L'autostrada è priva di autogrill e stazioni di rifornimento ma in compenso non è a pagamento. Finalmente vedete la terra di Sicilia che come primo impatto non è del tutto accogliente: la terra è brulla e arsa, ai lati della strada semideserta gente invisibile brucia cose e fumi neri si innalzano dalle colline circostanti. Attraversate il paesaggio sopra lunghi viadotti infastiditi dal sole cocente. Fra qualche giorno vi abituerete e, un po', vi mancherà. Memo: imparare ad accendere i fari prima di entrare nei tunnel.


Portopalo di Menfi.
Grazie al navigatore, e non alla segnaletica, siete arrivati. Portopalo è un ridente e pittoresco porticciolo sistemato ai piedi di una collina che dà sul Mediterraneo. Il paese non ha un centro ma solo un piccolo lungomare sgarrupato. La casetta è carina e ben tenuta ma mancano un po' di cose e decidete di andare nella vicina Menfi a fare un po' di spesa. Ambientarsi nel paese è pressoché impossibile, le strade disposte a griglia si rassomigliano tutte, i caseggiati quadrati e tristi non sanno se essere diroccati o non ancora terminati. Nonostante sia quasi sera avete caldo e sete, vi fermate in un piccolo locale, impossibile da ritrovare, dove mangi quella che si rivelerà essere la miglior granella al limone di tutta la vacanza, e di sempre. Per pareggiare il vostro karma prendete due cose per la cena nella peggiore rosticceria di tutta Sicilia. Rimanete un po' delusi dalla gente che per qualche motivo aspettavate fosse molto accogliente. Ci son due tipi di persone in Sicilia: quelli che si fanno i cazzi loro e quelli molto simpatici che però, in fondo in fondo, se possono, si fanno i cazzi loro.

Giorno uno.
Per comune accordo la vacanza sarà di puro relax e senza alcun itinerario prestabilito. Sapendo di perdervi qualche meraviglia il primo giorno lo passate nei dintorni. La spiaggia di Portopalo è affollatissima ma capirete solo più tardi che fa tutto parte dei preparativi per ferragosto, l'acqua non affascina. Così mentre intorno a voi picchettano tende, delimitano col nastro zone di spiaggia e ammassano cumuli di legna da ardere venite a conoscenza del primo sport nazionale: racchettoni. Si invade ogni metro quadro di sabbia disponibile e vince chi ha meno mira. L'unica comodità che vi siete portati in valigia è una borsa frigo e delle mattonelle di ghiaccio, così i vostri pranzi saranno caratterizzati da paste fredde coi prodotti freschi del posto.

Sciacca.
Per la cena vi affidate a una Routard del 2007. Quante cose cambiano in tre anni... La cena a Sciacca, paese più grandicello a venti minuti di strade buie costeggiate dai rovi, caratterizzato da un ridente e pittoresco porticciolo, è deludente. Al Faro, tanto caro alla guida, non vedono l'ora che ve ne andiate per far entrare nuova clientela. Mentre finite l'antipasto misto ai 5 pesci vi viene già portato il bis di primi, risotto alla marinara e caserecci con zucchine e gamberi. Le pietanze non sono neppure molto buone così un po' delusi, quasi cacciati, cercate il rinomato lungomare del posto, ma causa casini e festeggiamenti di ferragosto preferite all'ultimo tornare a Portopalo a vedere quelli suggeriti dai locals. Secondo sport nazionale: gli anziani non partecipano ma invadono la collina di seggiole e stanno a commentare lo spettacolo che avviene giù in spiaggia. Succede ovunque, verso sera. Lo spettacolo può essere qualsiasi. Anche un parcheggio buio al centro di Trapani. Pigliano la seggiola e si piazzano a osservare i paraggi. Sembra impossibile ma qui in Sicilia assaggi la granita peggiore che si possa mai mangiare, senza ghiaccio e con un qualche gusto indefinito che avrebbe dovuto essere menta ma probabilmente era menta limone e invece è venuto fuori menta limone schifo.

Continua alla parte seconda.

zage

15 giugno 2009

Prontuario per il piccolo derubato.

La tua borsa sparisce. E con essa tutto il suo contenuto. Cosa fare?

Blocca la SIM.
Al centro assistenza ti risponde Mimmo. Ti fa un paio di domande per accertarsi che sia proprio tu il proprietario della SIM. Qualsiasi tuo amico avrebbe potuto rispondere a quelle domande. Vengono in mente divertentissimi scherzi da fare. Poi Mimmo dice:
"Vai in un centr' e gli dic' che l'ho fatto gratùit'."
"No, scusi non ho capito."
"Gratùit'."
"Sì ma gratuito cosa?"
"Gratùit'."
"Cioè io vado in un centro ***** e mi daranno indietro una SIM col mio stesso numero, stessi soldi, stesse promozioni, senza che debba pagare?"
"Gratùit'!"


Blocca il bancomat.
C'è un qualche numero verde per questo, ma preferisci chiamare direttamente la tua filiale della banca cercando il numero di telefono su internet. Loro fan tutto. Se poi vai la con la denuncia ti danno immediatamente un bancomat nuovo (ma solo dopo qualche casino tecnico che ti fa perdere mezz'ora).

La denuncia

Valuti se andare dai carabinieri o dalla polizia. Ma per esperienza i primi non sono affatto persone che hanno intenzione di aiutarti. Così scegli i secondi, disperandoti poi per l'inesistenza di una terza possibilità.

In questura c'è un solo agente con la panza che esce dalla divisa, che con molta calma e l'uso dei soli indici redige le denunce. Passi un'oretta e mezzo nel corridoio a respirare con calma. Scopri che la denuncia si poteva fare via web per poter saltare tutta la coda ma ma ora tocca a te. Fai tutta la lista di quello che manca: soldi, chiavi, documenti, cellulare, ipod, bancomat.
"Ma ora c'è qualcuno che ha le mie chiavi e può leggere il mio indirizzo dalla carta d'identità, che si può fare?"
"Prende un mastino e lo piazza davanti alla porta."
Infine rileggi la denuncia e c'è scritto: "Ignote persone hanno asportato un zaino." Eri certo di aver detto cinque volte una borsa e mai UN zaino.

La cosa più divertente è che ora non puoi guidare perché non hai più la patente. Il rilascio del permesso di guida te lo fanno in questura ma solo se hai la carta d'identità. E così il prossimo passo è quello di andare in comune. Ma non puoi farlo in auto, perché non hai più la patente. Ecco perché negli ultimi mesi ti sei allenato in bicicletta.

Fototessere.
Eviti come la peste le cabine automatiche perché vuoi un bel lavoro. Così vai da un fotografo professionista. Te ne servono due per la patente e tre per la carta d'identità. Però ne puoi fare o 4 o 8. Una volta aveva senso perché in una polaroid ce ne stavano 4. Oggi è tutto digitale però continuano a fartene o 4 o 8.
"Ne vuoi 8?"
"Sì 8."
"Hai detto 8?"
"Sì grazie 8."
"Allora 8."
E ti dà 8 fototessere di un tizio che sembra un delinquente assonnato con le spalle storte e gli occhiali inclinati sul naso, un occhio mezzo chiuso. Non sei tu, ma hai già pagato e te ne stai andando.

Carta d'identità.
Al comune ci arrivi un po' sudatello perché è estate. L'ufficio anagrafe è al terzo piano e l'ascensore è occupato. Lassù fai mezz'ora di coda. Poi esce una vecchietta che decide di decimare la coda. Indirizza tutti nei giusti uffici perché era ovvio che stavamo tutti facendo la coda sbagliata. Così ti manda all'ufficio del tuo quartiere, dove eri poco prima della sudata perché ora la carta d'identità si fa lì.

Là c'è una signorotta benevola che ti fa la carta al volo, senza chiedere i due testimoni che servirebbero per dimostrare la tua identità.
"Non guardi le foto, sembro un delinquente assonnato."
"Ma no che te si un bel tosetto. Ma no pensar mae ciò. Che go na fioea più piccoea de ti. Podaria essare to mare."
E ti prende solo 2 fototessere, così che ne avresti avuto bisogno solo di 4.

Patente.

Così ritorni in centro città a rifare un'altra oretta e mezzo di coda in questura dove mr.panza ti dà il permesso per guidare. Ora la patente dovrebbe arrivarti a casa. Ad ascoltar lui ti manderebbe in mille uffici sbagliati. La tessera sanitaria europea che fa anche da codice fiscale ad esempio puoi richiederla via web.

Cellulare
Vai al negozio della tua compagnia telefonica più vicino e trovi le vetrine vuote e gli imbianchini. Un gran cartello però ti dice dove trovare la sede provvisoria. Un tizio gentile ti ridà subito una nuova SIM col tuo stesso vecchio numero. Lì puoi anche comprare un cellulare nuovo.

Quindi mandi una mail a tutti gli amici chiedendogli di mandarti un sms specificando nome e cognome così da riempire nuovamente la rubrica. Ricevi cose strane come "Noemi Letizia" o "Giacoma Leccanerchie".

Infine cambi le serrature, compri un portafoglio nuovo e ultima ma non ultima la chiavetta per le macchinette del caffé in ufficio.

zage

P.S. In ogni caso ladruncolo dei miei stivali se stai leggendo qui sappi che non ti odio. Io amo tutti gli esseri umani. Sarà il tuo karma a prendersi cura di te.

27 marzo 2009

L'auto non è un mezzo. E neppure la bicicletta.

from home to office
Solo una roba stupida che mi è venuta voglia di fare ieri.

La potete vedere qui.

zage

p.s. mi piacerebbe vedere i vostri tragitti, anche robe parigine o brussellesi ad esempio.

9 gennaio 2009

Altro che Texas Hold'em.

La volta che andrò a Tokyo, questo posto mi sbancherà:



zage

8 novembre 2008

Che Autunno 1/2.

nausicaaJodorowsky è passato per Padova, ma non l'ho incontrato per sbaglio. Nel frattempo leggevo il Castello dei Destini Incrociati, dove Calvino gioca coi tarocchi esattamente come piace giocarci a me. Infine è risultato più una palla comunque.

Nel comodino avevo un tomo molto più grosso, il Talismano. Libro che avevo iniziato da piccolo e terminato solo oggi. Non devo dimenticare che non l'ha scritto Stephen King da solo.

Ricordando l'infanzia, ho ripescato un manga del tizio che ideò Conan, ragazzo del futuro. Era una specie di Conan al femminile, col nome di una dea greca. Google mi ha svelato che ne esiste adirittura una versione anime che ho trovato favolosa e consiglio di far vedere ai vostri figli.

boschNei primi giorni autunnali correvo in bici sugli argini velati di nebbia. A quell'atmosfera collego il radiodramma della Rai che sto ascoltando col mio iPod. Domino del bravo Cugia, di cui alla Feltrinelli ho trovato solo questo libro (la copertina mi ha fatto venire voglia di vedere il Bosch che c'è a Venezia, ma poi c'era un tale imprevisto sole). Questo si legge in un sorso, ma se ne può far benissimo a meno. Dammi un nuovo radiodramma, Diego.

A deprimermi assieme alla nebbia ci ha pensato il documentario su James Natchwey, fotoreporter di guerra e paesi poveri. Geniale la tecnica registica di applicare una microtelecamera vicino all'occhio del fotografo.

Toh, ora di pranzo.

zage

23 agosto 2008

La Louvre.

boschIeri tipica giornata da Louvre. Pioveva.

La prima volta che vai guardi tutto ed esci che non ricordi niente di quello che hai visto. Questa era la mia seconda volta e sono andato a godermi solo le cose che mi avevano colpito di più, cioè i pittori fiamminghi, olandesi, paesi bassi. E gli italiani.

Finalmente sono riuscito a trovare un Bosch (l'anno scorso era al restauro). Il cielo verdognolo de La Nave dei Folli sembra un x-pro ante litteram, il gufo nascosto tra i rami e il viso che fa parte dell'impugnatura di un bastone sono quei particolari che te lo fanno amare. E' quasi più bello in foto comunque visto che quei geni del Louvre l'hanno relegato in un angolino semibuio.

Mentre guardavo il dipinto (ed ero solo, non interessava a nessuno!) è arrivata una famigliola italiana che l'ha riconosciuto: "Ah, ma allora ce n'è uno!". Ma questa è l'eccezione. La regola del visitatore italiano medio è correre alla stanza della Gioconda, stare mezz'ora a vedere un quadretto coperto da teste, braccia tese con la macchina fotografica in mano e riflessi di luce violenta, voltarsi, vedere il maestoso Nozze di Cana del Veronese, dire "Ma questo? E' famoso?", e nel dubbio farsi una foto assieme al dipinto che non si sa mai.

Non che io ne sappia molto di arte eh, però preferisco di gran lunga la Vergine delle Rocce alla Gioconda.

(oggi sole, è questo è bene visto che ho l'aereo)

zage

22 agosto 2008

La metrò.

Il bello della metrò di Paris, come tutti vi diranno, è l'efficienza.

Questi vermi velocissimi vi mangiano e sputano in ogni angolo della città, non dovete quasi mai aspettarli, ce n'è sempre uno in arrivo e le stazioni compaiono ovunque decidiate che siano. E' un bel modo per sentirsi talpe ogni tanto. Se poi avete un coupon hebdomadaire (settimanale) diventano quasi una dipendenza, vi viene voglia di salire e scendere da una linea all'altra solo per il gusto in sé.

Una volta può succedere che il treno si fermi lungo una paurosissima galleria buia senza motivo e dagli altoparlanti il conducente annunci "Madames et monsieurs, scusate il contrattempo ma è successo che... che non... che, ecco... ok, un secondo, ce la posso fare. Dunque, c'è un altro treno in sosta alla stazione e ripartiremo fra pochi secondi. Grazie per la pazienza." Può succedere, ma se il treno riparte lo dimenticate subito.

Il brutto della metrò di Paris è che sono delle macchine infernali.


Le barriere, cioè le entrate e uscite alla zona metrò, spesso sono dei marchingegni complessi di porte di acciaio che fanno di tutto per farvi incastrare. Figuratevi se avete una valigia o se avete qualche handicap (per la valigia c'è il trucco di posizionarla davanti a sé prima di procedere, ma non so quanto tempo passerà prima che pensino a qualcosa di più astuto per catturavi).

L'altro giorno arriva la vettura e attendo l'uscita dei passeggeri prima di salire, come vorrebbe la norma. L'ultima signora ha una carrozzina (con bimbo) e la spinge con non chalance nello spazio tra il treno e il marciapiede. Aspetto che torni indietro ma si è incastrata definitivamente. Parte la sirena che preannuncia la chiusura delle porte e la partenza del treno entro 5 secondi. A parte che a me sono sembrati almeno un centinaio i secondi, ho cercato di disincastrare il passeggino che ovviamente non usciva più da dove era entrato (come da bambini la testa nei buchi). Vi viene voglia di girare le ruote del dannato arnese ma avete paura che si possa incastrare in qualche maniera peggiore (e con esso le vostre mani). Mentre tiro e comincio a pensare di slegare il bimbo e correre a tuffarmi nella trincea più vicina, il passeggino esce con la stessa non chalance con cui è entrato. Salto nel treno, le porte si chiudono, la signora mi dice un merci a cui rispondo con un sorriso isterico, ma solo perché le parolacce che ho in mente non le so in francese.

Comunque è molto efficiente eh.

zage

21 agosto 2008

La Défense.

Questo video è per Cigno. Non si vede praticamente niente perché l'operatore particolarmente svogliato era in pausa pranzo e non era disponibile un monitor per capire cosa stesse riprendendo.

La piazza e i grattacieli maestosi sono sotto quella coltre di nubi, suvvia un po' di immaginazione.



Le nubi si sono diradate solo quando sono andato a fare il mio passatempo preferito. Seduto davanti al Moulin Rouge, alle sei di sera, a vedere i turisti che si fotograno col mulino. Le donne spesso per la foto accennano in modo timidissimo delle pose supersexy (che neanche a letto col loro ragazzo), poi si ricompongono arrossendo e ridendo scompisciatamente. Qualche coppia o famiglia ti chiede sempre se gli puoi scattare un ricordo.

zage

9 agosto 2008

Default camera.

seineNitsa ha scritto un post sulla "default camera", cioè la macchina fotografica che ognuno si porta quando esce di casa senza lo scopo di andare a far foto.

Ho risposto con un commento.

Ciao, capisco bene il concetto di default camera (sebbene io dimentichi spesso di portarmene dietro una -- è perché sono un ragazzo, e quindi sprovvisto di borse enormi e senza fondo come le donne?).

Cmq, in questi giorni farò escursioni nei Monti Sibillini e Gran Sasso e ho scelto la Diana -- prevedo foto di panorami in modalità pinhole, ed è piuttosto leggera da trasportare durante una passeggiata.

La prossima settimana poi sarò a Parigi, e quindi ho scelto una vecchia reflex Pentax (caricata con rullini B/N -- street! street! -- e dia da invertire) e una Polaroid sx-70.


Sì, ho parlato un po' dei cazzi miei, uscendo dal concetto di "default camera" ma era per chiarirmi le idee.

zage

6 agosto 2008

Lavare a secco con plerclorotilene.

Due amici hanno appena iniziato a tenere un diario dei loro viaggi. Uno riguarda una piovosa padova-caponord in moto. L'altro invece tratta le ultime sofferte, liberatorie tappe della composizione di un'opera musicale.

Nel frattempo io provo la webcam del piccolo EEE PC di mia madre (sono riuscito ad installare l'ultima versione di Skype in cui funziona la videoconferenza), cerco la locazione degli hot spots di Paris Wi Fi e leggo I Segreti di Parigi di Augias. Tutto questo lo faccio la mattina prima di andare in ufficio.

Ho fatto tipo tre liste delle cose che devo portare in viaggio. Una l'ho scritta sul mio iGoogle, una è su un foglio grande in camera e poi ho un fogliettino spiegazzato in tasca. Sento che dimenticherò qualcosa. Tipo l'ombrellino o i cotton fioc.

Il principale problema sarà il periodo tra la montagna e Parigi, circa tre giorni. Dovrò lavarmi e stirarmi qualcosa. Per ora so piegare le magliette con una mossa come le donne cinesi. Il secondo passo sarà imparare quei geroglifici alieni stampati sulle etichette delle magliette.

zage

31 luglio 2008

Io comunque so imitare benissimo Pippo.

Oggi ho scoperto che esiste una mania umana che non sospettavo esistesse: quella dei parchi a tema.

In pratica esistono persone che se vanno a Parigi quattro giorni, non vedono Parigi. Stanno a Disneyland tutto il tempo.

Esiste proprio un'associazione a cui si tesserano, conoscono la locazione di tutti i parchi divertimento del mondo, e non vedono l'ora di passare intere vacanze in uno di quei mondi onirici.

Secondo me c'hanno pure le medagliette con i parchi visitati, tipo le toppe degli scout. E se non ce le hanno la troverebbo una magnifica idea.

Uno di questi tizi è un mio collega.

Vorrei che capiste che parlo proprio di mania. Lui ha partecipato pure allo spot della nuova giostra Mammut di Gardaland (lo si può individuare anche nella foto pubblicitaria qui sopra).

Ecco. Quel collega mi ha convinto a passare una sera a Disneyland quando sarò a Parigi a fine Agosto.

zage

22 luglio 2008

Sat 19/7 parte seconda - ovvero i gatti vengono dallo spazio.

voyage dans la luneDopo una sosta in cui comprendo la funzione premonitrice dei gatti nei confronti delle belle ragazze, Carlo mi porta dove non credevo.

San Vito di Altivole è un paesello sperduto nelle verdi pianure trevigiane dalle parti della bella Asolo. Ci si arriva col navigatore, nel senso che è davvero piccolo e sperduto. Tra queste tre case si trova un gioiello architettonico che è la Tomba Brion Vega (che non è una famiglia aliena, ma son quelli della mitica radio cubo).

Si tratta di un complesso monumentale, opera del Carlo Scarpa il quale poi ha deciso di crearci pure un posticino per il suo cadavere. E a buona ragione: il posto dà un senso di sontuosa calma mista a curioso mistero e placida serenità (potrei andare avanti con gli aggettivi quanto la Consoli).

Se avete giocato a myst potete un po' capire di cosa parlo. Elementi architettonici dallo stile misto, dal giardino zen a colate di calcestruzzo tagliate a gradini, corsi d'acqua con le alghe gialle, fili di ferro tesi in mezzo a un prato, un corridoio bloccato da una porta di vetro che all'evenienza si cala nella pozza d'acqua sottostante, grazie a un sistema di carrucole visibile solo dall'esterno. E poi simboli, cerchi e semicerchi e tondini e pareti che si spostano solo se vi accorgete della presenza dei cardini, piastrelle sconnesse per far risuonare i passi, dettagli ovunque.

Abbiamo già i contatti giusti per creare un mini adventure myst-style, quindi non potete rubarci l'idea.

Il posto mi ha dato l'opportunità di scattare la polaroid che va a completare il trittico Voyage Dans La Lune (deciso adesso che è un trittico - vedi foto in alto).

Ah, dopo questo viaggetto nei dintorni ho comprato il biglietto per Parigi.

zage

20 luglio 2008

Sat 19/7 parte prima - ovvero viva i negozietti infigati di Bologna.

E' sabato mattina ed è una bellissima giornata estiva. Adoro sfruttare i sabato mattina.

Esse Music è il negozio che rifornisce i musicisti del Triveneto. Si trova nella verde pianura di Montebelluna a nord di Padova. Quando entro solitamente mi inginocchio come Randal da Big Choice.

E' un posto che anche chi non suona uno strumento dovrebbe vedere almeno una volta. Le pareti sono fatte di chitarre, cammini tra amplificatori e se alzi lo sguardo scorgi migliaia di batterie e percussioni.

Se non hai vinto la lotteria comunque hai voglia di uscire dopo cinque secondi. Non tanto per l'invidia quanto per il metallaro che arriva la mattina presto, impugna una brutta Jackson e comincia coi suoi mega assoloni di sweeping two-hands tapping.

Ogni tanto si guarda in giro, per fingersi interessato controlla il retro della chitarra annuendo sulla fattura del legno e poi riparte con degli string skipping di muffed rake. Non la comprerà mai.

Assieme a Carlo si notava come difficilmente si sente un musicista veramente bravo che prova lo strumento. Abbiamo teorizzato che il musicista bravo non prova la canzone per delle ore: ascolta come scorre la mano sul legno, prova il peso dei tasti a volume spento, percepisce le energie cosmiche. Ecco perché non lo senti mai uno bravo.

E poi io preferisco i grand bending. O al massimo dei left thumb pre-bend dive bomb.

zage

5 luglio 2008

Loving girl.

amatriceDa qui mi si potrà scorgere queste vacanze (e se vi impegnate scorgete anche Cigno), si spera in atteggiamento molto rilassato. Magari a cavallo. Magari a un tavolo a maneggiar carte da gioco. Oppure col cestello a raccogliere fragoline.

Nonostante il sole, è un periodo che non fotografo molto. Faccio due tre scatti ma mi stanco presto in cerca di una qualche vera ispirazione. Nel frattempo sfoglio centinaia di blog fotografici e mi lascio inondare, senza fretta.

Questo non dovrebbe farselo scappare nessuno (grazie a Latente).

zage